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Voto per antiepatite in Consiglio PAT

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Discussione in Consiglio provinciale in merito alla mozione Bombarda sul superamento dell'antiepatite B.


Hanno votato a favore 6 consiglieri ( Bombarda, Viganò, Bassetti, Casagranda, Pinter, Morandini).
Due astenuti, 10 contrari ( tra cui i medici Barbacovi e Parolari che hanno spinto a questa scelta tanti altri) e alcuni non hanno votato.
Gli assessori naturalmente non possono votare.

PRESIDENTE: Passiamo al punto 19 dell'ordine del giorno:
proposta di mozione n. 610/XIII, "Superamento dell'obbligo di vaccinazione antiepatite B per i neonati", proponente: cons. Roberto Bombarda.
(Testo della proposta di mozione n. 610:
"La vaccinazione antiepatite B fu resa obbligatoria nel nostro Paese nel 1991, per i nuovi nati e per i dodicenni, dopo un'aspra battaglia parlamentare e con la contrarietà di moltissimi esperti in campo medico.
L'allora ministro della sanità Francesco De Lorenzo, che propose con forza la vaccinazione di massa fu poi indagato, processato e condannato per tangenti ma il vaccino in questione rimase obbligatorio in Italia e tuttora tutti i nuovi nati ( non più i dodicenni) vengono sottoposti a questa vaccinazione, che si aggiunge alle altre 3 obbligatorie ( antidifterica introdotta nel 1939, antitetanica nel 1963 e antipolio nel 1966) e a tutte quelle "caldamente consigliate", ma non obbligatorie ( antiaemophilus, antipertossica, antipneumococcica, antimeningococcica di tipo C, antimorbillo, antiparotite, antirosolia,a cui si aggiunge l'antinfluenzale per i bambini "a rischio" o disabili ecc).
Dopo la Riforma Costituzionale del 2005 tuttavia le Regioni si sono conquistate la possibilità di legiferare in proposito. Prima Regione che a partire dal gennaio 2008 ha reso possibile il superamento dell'obbligo vaccinale è stata il Veneto.
Il Piemonte ha adottato una delibera regionale, in Emilia Romagna ed in Toscana non esiste alcuna sanzione per i genitori che non sottopongono i bambini ai vaccini.
Per quanto riguarda l'accesso alle scuole , questo è regolato dal DPR 355 su tutto il territorio nazionale, mentre l'accesso agli asili e scuole dell'infanzia è regolato da delibere regionali, provinciali e comunali.
Nessun Paese europeo prevede l'obbligo vaccinale per l'antipatite B per i neonati.
Secondo i dati forniti dal progetto Seieva che dal 1985 segue, per l'Istituto Superiore di Sanità, l'andamento dei dati epidemiologici relativi alle epatiti virali in Italia, nella fascia d'età interessata dalla vaccinazione di massa cioè da 0 a 12 anni, il numero dei casi di epatite B ogni 100.000 abitanti è rimasto pressoché invariato per anni dopo l'introduzione dell'obbligo nel 1991; peraltro, già prima della vaccinazione di massa la malattia era in nettissima diminuzione.
(Tassi di incidenza x 100.000 abitanti dell'epatite B in Italia, nella fascia 0-14 anni: 1985: 6 casi; 1988 :2; 1990: 1 caso; 1992: 1 caso; 1996: 1 caso)
L'epatite B quindi non ha risentito minimamente, in quella fascia d'età, della vaccinazione di massa proposta, essendo il numero dei casi già in netta diminuzione, prima dell'introduzione ed essendo rimasto costante per anni dopo di essa.
E' interessante notare che questo trend è simile anche per le fasce d'età dove non è imposto l'obbligo.
Nella fascia 15-24 anni il calo dei casi di epatite B, è stato vistosissimo ( 1985: 41 casi; 1990: 17; 1991: 12; 1994: 6;)
Nel calo dei casi di epatite B hanno giocato un ruolo molto importante fattori come i controlli effettuati su sacche di sangue provenienti da donatori, il miglioramento di misure igieniche negli ospedali e campagne informative rivolte ai tossicodipendenti)
La malattia si trasmette infatti per contatto di sangue infetto o per via sessuale.
Il vaccino contro l'epatite B è uno dei maggiori "imputati" nel fenomeno delle patologie autoimmuni post-vaccinali.
Fino alla fine degli anni ottanta, veniva utilizzato un vaccino plasmatico ( cioè emoderivato), sostituito poi dall'avvento del vaccino antiepatite B a DNA ricombinante ( un vaccino prodotto dall'ingegneria genetica, cioè geneticamente modificato).
La somministrazione su larga scala del vaccino a DNA ricombinante ha portato alla segnalazione e documentazione di effetti collaterali neurologici precedentemente non noti, come amiotrofia nevralgica, demielinizzazione del sistema centrale, atassia cerebrale acuta.
La progressione degli effetti collaterali è impressionante ed è confermata anche da quanto viene riportato su Physician's Desk reference, il libro americano del farmaco ( Edizione 1996, scheda tecnica del vaccino antiepatite B)
Eventi avversi in seguito a vaccinazione a carico dell'apparato gastrointestinale:antigemia di superficie per epatite B,citolisi severa, disfunzione epatica ed anticorpi a DNA, epatite infettiva grave.
Riscontrare antigemia di superficie in un soggetto appena vaccinato significa trovare nel suo sangue l'antigene dell'epatite B.
Registrati danni come occlusione segmentaria della vena centrale della retina, la sindrome dei punti bianchi evanescenti, la perdita dell'udito, reazione allergiche gravi, fenomeni di autoimmunità accertati e documentati, lupus eritematoso sistemico, vasculiti, convulsioni…( Sono più di 100 i possibili effetti collaterali)
Illustri esperti della comunità scientifica internazionale hanno sostenuto che le vaccinazioni di massa, in particolare l'antiepatite B, antiaemophilus e antipertossica, giochino un ruolo nell'aumento esponenziale, che si sta osservando ( purtroppo anche in Trentino) del diabete insulinodipendente di tipo I nei bambini.
Essendo i neonati ed i bambini categorie non a rischio epatite B, ma esposte invece ai rischi possibili della vaccinazione di massa, si chiede la sospensione dell'obbligo per i nuovi nati in Trentino.
La vaccinazione è un'operazione eseguita su bambini sani e quindi il principio che sta alla base della medicina "primum non nocere" deve essere assolutamente rispettato.
Questo principio è stato alla base della sentenza della Corte Costituzionale n. 258 del giugno 1994, nella quale si sollecitava il legislatore a prevedere l'individuazione e l'effettuazione di accertamenti clinici sui bambini prima delle vaccinazioni per capire cosa sarebbe potuto accadere e in quali soggetti evitare la somministrazione. Questa sollecitazione non ha trovato ancora applicazione, diviene quindi un dovere, oltreché legittimo per ogni genitore cercare informazioni, valutare più fonti ed esercitare la propria capacità di giudizio su una pratica che presenta anche ombre e contraddizioni.
"Se i vaccini provocano danni ad alcuni bambini e noi non siamo in grado di predire quali rimarranno invalidi, allora la vaccinazione di massa necessariamente proteggerà la salute pubblica ma a spese dei bambini" ( Prof. Eric. L. Hurwitz, Parents should know both the benefits and risks of vaccinations, 30 gennaio 2001)
Nadia Gatti, presidente Condav ( Coordinamento nazionale danneggiati da vaccino) aprile 2006:
"So che noi creiamo imbarazzo; noi siamo quelli che sarebbe meglio non esistessero, scomparissero, perché mettiamo in crisi un sistema. Ma ci siamo e i nostri figli, rovinati, hanno precisi diritti. E' ora di smetterla di fare finta di niente, perché così si provoca un doppio danno: la totale disinformazione fa in modo che i danni non vengano riconosciuti e segnalati dai genitori, né dai medici e questo porta a mancate diagnosi o a diagnosi sbagliate… Quindi basta con il silenzio, non si può continuare a negare l'esistenza di danni da vaccino e non si può negare la dimensione di questo fenomeno che noi abbiamo sotto gli occhi chiaramente" ( dal libro:"Vaccinazioni tra scienza e propaganda Elementi critici di riflessione" di Claudia Benatti Franco Ambrosi Carla Rosa)
Tutto ciò premesso
il Consiglio impegna la Giunta provinciale
a superare l'obbligo di vaccinazione antiepatite B per i nuovi nati in Trentino.")
Ha chiesto la parola il consigliere Bombarda: ne ha facoltà.

BOMBARDA (Verdi e Democratici del Trentino): Grazie. L'Aula già qualche mese fa si è occupata del tema delle vaccinazioni. Io ho inteso, con questa proposta di mozione, riportare in parte in aula l'argomento, per quanto riguarda nel caso specifico la vaccinazione antiepatite B, che - ricordo - fu resa obbligatoria nel nostro Paese nel 1991, con una storia un po' particolare, perché il nostro è l'unico Paese europeo dove è previsto l'obbligo vaccinale per i neonati con l'antiepatite B, ma questa vaccinazione fu introdotta forzatamente nell'ordinamento italiano da un provvedimento dell'allora ministro De Lorenzo, che per questo motivo fu indagato e condannato per una tangente ricevuta per introdurre questa vaccinazione. Però, caduto il Ministro, la vaccinazione è rimasta.
La vaccinazione antiepatite B si affianca alleate tre obbligatorie, che sono l'antidifterica introdotta nel 1939, l'antitetanica nel 1963 e l'antipolio nel 1966, e tutte quelle cosiddette "caldamente consigliate", ma non obbligatorie che di fatto, però, diventano obbligatorie spesso, perché ai bambini vengono fatte queste vaccinazioni esavalenti, nelle quali, nella siringa, oltre alle tre obbligatorie, ce ne sono tre "caldamente consigliate", che i genitori, molte volte poco informati, fanno fare ai propri figli ritenendole vaccinazioni obbligatorie.
Con la riforma costituzionale del 2005 alle regioni è stata data la possibilità di legiferare sul tema. La prima Regione italiana che, a partire dal gennaio 2008, ha reso possibile il superamento dell'obbligo vaccinale è stata la Regione Veneto. Ricordo che anche noi in aula avevamo dibattuto sulla possibilità di superamento dell'obbligo vaccinale. Non è stato possibile ancora introdurlo, però riprendiamo almeno da una delle vaccinazioni, quella che, a parer mio, ma ad avviso di molte persone, anche di persone che operano nel settore sanitario, potrebbe essere tranquillamente superata come obbligo, lasciandola magari tra le facoltative. Si dà la possibilità alle famiglie di scegliere, senza imporla obbligatoriamente. Il Piemonte ha già adottato una delibera regionale, così come in Emilia Romagna e in Toscana non esiste alcuna sanzione per i genitori che non sottopongono i bambini ai vaccini, ma la cosa è molto evoluta, nel senso che ormai tutte le regioni stanno iniziando a provvedere al superamento di questo obbligo.
L'epatite B si trasmette per contratto di sangue infetto e per via sessuale. Questo è uno dei motivi che porta a ritenere superflua una vaccinazione di tal genere ad un neonato, che, salvo casi rarissimi, non è soggetto a questo tipo di contatti. Oltretutto i dati statistici dimostrano che i tassi di incidenza per centomila abitanti dei casi di epatite B non sono variati, prendendo il dato prima delle vaccinazioni o dopo le vaccinazioni. C'è un trend di forte discesa dei casi di epatite B, questo trend non è proseguito perché praticamente eravamo arrivati a dati bassissimi. Ricordo che i tassi di incidenza prima dell'obbligatorietà erano di uno o due casi ogni centomila abitanti all'anno; dopo siamo rimasti su un caso ogni centomila abitanti all'anno. La vaccinazione di massa obbligatoria non ha di fatto cambiato il trend di questa patologia.
Il vaccino contro l'epatite B è peraltro uno dei maggiori imputati nel fenomeno delle patologie autoimmuni post vaccinali. Fino alla fine degli anni Ottanta veniva utilizzato un vaccino plasmatici, cioè emoderivati, sostituito poi dall'avvento del vaccino antiepatite B a DNA ricombinante, cioè un vaccino prodotto dall'ingegneria genetica, geneticamente modificato. La somministrazione su larga scala del vaccino a DNA ricombinante ha portato alla segnalazione e alla documentazione di effetti collaterali neurologici precedentemente non noti. Sarebbero, secondo le fonti, più di cento i possibili effetti collaterali determinati da questo tipo di vaccino.
Essendo, come dicevo prima, i neonati e i bambini categorie non a rischio di epatite B, ma esposti invece ai rischi possibili delle vaccinazioni di massa, si chiede alla Provincia di superare l'obbligo per i nuovi nati in Trentino. La vaccinazione è un'operazione eseguita su bambini sani, quindi un principio fondamentale dovrebbe essere quello di "primum non nocere", quindi adottare il principio di precauzione. La patologia è già in forte diminuzione. Non si vede perché debba essere fatta su bambini in tenera età. Se mi si consente una battuta, anche se è un caso molto serio, nessuno darebbe a un neonato da mangiare i crauti, le luganeghe, gli stinchi di maiale, motivo in più per non inoculargli metalli pesanti, che sono i vettori con cui viene poi inserito nel corpicino il vaccino. I vaccini vengono trasmessi attraverso un vettore composto anche da metalli pesanti, fino a qualche anno fa era il mercurio, oggi è l'alluminio. Sono metalli pesanti che posso avere importanti effetti collaterali.
Il principio "primum non nocere" è stato alla base della sentenza della Corte costituzionale, la numero 258 del 1994, nella quale si sollecitava il legislatore a prevedere l'individuazione e l'effettuazione di accertamenti clinici su bambini prima delle vaccinazioni, per capire cosa sarebbe potuto accadere e in quali soggetti evitare la somministrazione. Questa sollecitazione, purtroppo, non ha trovato applicazione. Sappiamo che l'informazione ai genitori circa i possibili effetti collaterali delle vaccinazioni non ha ancora raggiunto gli obiettivi che dovrebbe avere. I genitori spesso non sono pienamente informati di cosa vieni inoculato ai loro figli e di possibili effetti collaterali.
Anche in base al principio di precauzione io ritengo che, considerati i dati a disposizione, i dati scientifici e statistici, la Provincia di Trento possa iniziare con l'antiepatite B a superare almeno questo obbligo di vaccinazione. Ripeto, superare l'obbligo di vaccinazione non significa che la vaccinazione non possa essere resa disponibile ai cittadini. I genitori che lo vogliono possono comunque fare la vaccinazione, ma è importante superare il principio dell'obbligo. L'antiepatite B, ripeto, è stata introdotta forzatamente, gli effetti benefici non sono scientificamente dimostrati, o almeno sono scientificamente dimostrati al pari degli effetti collaterali che vengono segnalati. Credo che nessuno possa dimostrare che non ci sono effetti collaterali a seguito di vaccinazione per antiepatite B, quindi penso possa essere un segno di civiltà e di attenzione verso le tante famiglie che sollevano il problema quello di fare questo primo passo e di superare la vaccinazione antiepatite B in provincia di Trento. Grazie.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il consigliere Barbacovi: ne ha facoltà.

BARBACOVI (Sinistra Democratica e Riformista del Trentino per l'Ulivo): Grazie, Presidente. Francamente non mi sarei aspettato di ritrovarmi a distanza di così breve lasso di tempo a ridiscutere lo stesso tema sul quale ci siamo confrontati e sul quale l'Aula, a larghissima maggioranza, aveva già dato una risposta chiara. La risposta era stata: "No, in Trentino, anche se altre regioni come il Veneto hanno fatto altre scelte, decide di mantenere l'obbligo vaccinale". Ciononostante collega Bombarda ripropone il problema, questa volta limitandolo ad un'unica vaccinazione. Allora mi domando perché questa dovremmo accettarla e non magari intervenire sull'antitetanica, ad esempio. Anche quella non si trasmette per via aerea.
Torno a ripetere cose già dette, perché il collega mi porta a ridire cose già dette. Nulla di grave, si può tornare a parlarne. Vi sono a tal riguardo alcuni problemi che devono essere assolutamente chiariti, altrimenti facciamo confusione, creiamo allarmismo e spaventiamo la gente. La medicina non è certamente una scienza esatta, però è una scienza che si basa su criteri scientifici. Le scelte che gli operatori sono chiamati a fare, io tutti i giorni sono chiamato a fare, il consigliere Parolari era chiamato a fare nella sua attività professionale, discendono non da convincimenti personali o da aneddoti, perché la scienza non sta in piedi con gli aneddoti, ma con sperimentazioni, con documentazioni, con errori poi superati, con le comunicazioni dalla comunità scientifica internazionale.
In queste mozioni viene rimesso in moto un meccanismo sollecitato da una corrente di pensiero che propugna la libertà di cura. Siamo stati anche noi inondati da e-mail in questi giorni che ci invitavano a prendere in considerazione la mozione firmata da persone legittimamente, ci mancherebbe altro!, ma che propugnano questa idea particolare della libertà di cura, che ovviamente non si attaglia a questo tipo di problema, perché qui parliamo di vaccinazioni, non di cura. La cura con il vaccino non c'entra assolutamente nulla, è altra cosa, e, ammesso che la libertà di cura esista veramente, non è quella che chi ci ha mandato le e-mail intende. E' del tutto evidente che tutti siamo liberi di curarci come meglio crediamo, ma nella misura in cui ci approcciamo ad un sistema sanitario, ad un professionista al quale chiediamo aiuto per essere curati, evidentemente non possiamo essere noi a chiedere ai professionisti di essere curati secondo le nostre idee, i nostri convincimenti. Chi fa il medico, chi fa il professionista sanitario, lo fa secondo criteri deontologici, secondo criteri giuridici molto precisi, secondo scienza e coscienza, e la scienza è un qualcosa di preciso, non è un qualcosa di indefinito. Si basa, seppur negli anni e nelle esperienze che si susseguono e che cambiano magari nel tempo, su dati di fatto.
Questa mozione solleva due questioni sostanziali, meglio, ci sono due problemi da prendere in considerazione. Il primo problema lo definirei di tipo medico-sanitario: esistono oggi sufficienti prove, certe, dateci dalla comunità scientifica internazionale, validate da sperimentazioni e pubblicate da riviste che abbiano sufficiente autorevolezza scientifica, che ci dicono che ci sono forti rischi per queste vaccinazioni? No, non esiste questo tipo di pubblicizzazione. Anzi, questo tipo di vaccinazione è fortemente raccomandato in tutti i paesi, perché la si ritiene sufficientemente sicura, è evidente che qualche effetto collaterale ci può stare, come c'è in tutti i farmaci che usiamo, anche in quelli di uso corrente, di uso comune, in fascia C, anche senza prescrizione medica, dall'aspirina al paracetamolo, a quant'altro, che possono acquistare anche in drogheria, per capirci. Qui non ci sono rischi importanti. E' una vaccinazione raccomandata perché, a fronte di basso rischio, ha un'alta efficacia, cioè produce un risultato che non è quello, collega Bombarda, di proteggere i bambini dai zero ai dodici anni, perché è del tutto evidente che, proprio per le modalità di trasmissione che lei ha citato di questo tipo di malattia, la trasmissione del virus B, che poi procura nell'organismo l'epatite virale del virus B, avviene con modalità tali per cui da zero a dodici anni è evidente che è eccezionale il contagio.
Ma non si vaccina per questo motivo. Si vaccinano i bambini perché nella loro vita non subiscano poi questa malattia, quando saranno adulti, quando avranno un'età nella quale saranno a rischio di essere contagiati da sangue o emoderivati, ma anche da attività della vita, normalissime, quali sono le attività sessuali. E' per questo che si vaccinano, è fuorviante dire che da zero a dodici anni non è cambiato nulla dal punto di vista epidemiologico. E' ovvio che non è cambiato nulla, ma non è questa la finalità della vaccinazione.
Ho pochissimo tempo, stringo al massimo possibile.
Pongo a questo punto una domanda provocatoria: saremmo noi dell'idea che se un domani - mi auguro a breve - vi sarà il vaccino per l'AIDS, non lo renderemmo obbligatorio? Ci assumeremmo la responsabilità in nome di questi dubbi filosofici e non scientifici di non usare uno strumento che eliminerebbe una drammatica piaga sanitaria e sociale nel mondo? Lo faremmo? Saremmo dell'idea di non rendere obbligatoria la vaccinazione per l'AIDS? Io penso e mi auguro che quando ci sarà, i governi che avranno a disposizione questo tipo di strumento lo faranno strumento obbligatorio, perché sarà moralmente ed eticamente opportuno che tutti si assumano un piccolo rischio sulla propria pelle, per dare a tutti la massima sicurezza, la massima garanzia sanitaria nel loro futuro, dei loro figli e delle loro discendenze.
Rimane in piedi il discorso sull'opportunità della scelta tra obbligatorietà e volontarietà. Su questo mi pare che l'Aula abbia fatto una scelta assolutamente chiara e precisa. Noi ci siamo detti che, a fronte di importanti ricadute, di benefici collettivi, possiamo accettare che un piccolo rischio possa ricadere in base ad ognuno di noi e dei nostri figli, a beneficio però degli altri. Chi la pensa diversamente, può farlo legittimamente, ci mancherebbe! Poi cambiano le idee, perché anche in Inghilterra hanno fatto dei passaggi in cui hanno tolto l'obbligatorietà, poi l'hanno rimessa. Non è così semplice il quadro. Non ho motivo per cambiare opinione rispetto ad allora. Anche il collega Parolari - visto che può parlare uno per gruppo - ritiene di pensarla allo stesso modo. Non credo sia in questo momento il caso di cambiare quanto abbiamo deciso pochissimi mesi fa sullo stesso argomento.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il consigliere Zenatti: ne ha facoltà.

ZENATTI (La Destra): Grazie, Presidente. Di fronte all'intervento che mi ha preceduto del collega Barbacovi, aggiungerò molto poco, perché condivido quanto ha detto.
Vedendo queste mozioni, soprattutto quella in oggetto, mi sono premurato di sentire qualche medico per formarmi un'idea e un'opinione che fossero fondate scientificamente. Senza tirarla tanto per le lunghe, le parole del consigliere Barbacovi sono esattamente quelle che avrei tentato di dire anch'io. Nel senso che mi si dice che negli ultimi dieci anni non c'è stato alcun effetto collaterale significativo di questa vaccinazione. Non aggiungo nulla di quanto già detto. Farei solo due considerazioni.
Innanzitutto a me sembra che la mozione, più che una mozione dal punto di vista tecnico-scientifico, riguardi la filosofia della concezione della propria vita. Io credo, invece, che questa concezione - se ben capisco - che assegnerebbe a ciascun individuo l'assoluta massima discrezione (non uso il termine "libertà", ma "discrezione") di impostare la propria vita anche dal punto di vista sanitario come crede sia sbagliata. Lungi da me dal considerare che lo stato deve essere uno stato etico, questa è una follia per fortuna superata, ma non c'è dubbio che c'è una responsabilità di ciascun individuo verso la comunità. Io credo sia giusto che la comunità, anche correndo un minimo rischio, debba tutelarsi, non tanto e non solo in termini di cure, che poi potrebbero rendersi necessarie all'individuo che andasse incontro alla malattia, ma soprattutto nel difendere un discorso di contagio da questo punto di vista.
Ritengo, quindi, che la mozione sia sbagliata, non solo e non tanto nei termini tecnico-scientifici già illustrati, ma anche in termini di impostazione. Non è assolutamente, secondo me, bene che questa società sia una somma di realtà quasi atomizzate, indipendenti l'una dall'altra, che vivono solo secondo il proprio criterio personale di rapporto verso la salute e verso la malattia. Tutt'altro, senza che questo diventi un regime sanitario, ma certamente una prevenzione intelligente, scientificamente provata.
Direi poi un'altra cosa. Questa vaccinazione, per i tempi che viviamo, per i tempi che probabilmente vivremo nel prossimo futuro, è oltremodo necessaria, perché le situazioni - non voglio esagerare - di promiscuità, di scambio, di contatto, situazioni ance igieniche che non sempre sono in un crescendo positivo, ma che possono anche essere in un crescendo negativo, rendono tale vaccinazione assolutamente opportuna. Se ce n'era bisogno qualche anno fa, ora, ma soprattutto in futuro, ce ne sarà ancora e sempre più bisogno. Se vogliamo anche da questo punto di vista fare opera concreta di prevenzione verso i nostri giovani, verso coloro che diventeranno giovani da qui a qualche quinquennio, è opportuno che si continui in maniera obbligatoria questa vaccinazione. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE: Ha chiesto di intervenire il consigliere Morandini: ne ha facoltà.

MORANDINI (UDC - Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro): Grazie, Presidente. So bene di addentrarmi in una materia nella quale ci sono valutazioni difformi. Premetto grande rispetto per le opinioni differenti che già si sono articolate negli interventi che mi hanno preceduto. Penso, però, che se siamo arrivati ad un dibattito che a tratti ha assunto dei toni anche incandescenti, è perché siamo arrivati ad un livello in Italia che vede una serie di leggi non attuate. Mi spiego.
La legge 210 del 1992, che all'articolo 7 impone alle allora unità sanitarie locali, oggi alle aziende sanitarie locali, di fornire informazioni anche sui rischi che il paziente corre sottoponendosi a vaccinazione, a me non risulta che sia stata a tutt'oggi applicata. Resta lì, sulla carta, lettera morta. Mettiamoci nei panni di questi genitori. Ancora, la legge sul consenso informato, che garantisce il diritto dei genitori di essere messi nelle condizioni di aderire consapevolmente alle vaccinazioni, attraverso una corretta informazione, anche per salvaguardare il principio di equità nella tutela della salute dei bambini, non mi risulta essere attuato. Sottolineo la questione del consenso informato perché, secondo me, è un passaggio importantissimo. Io potrei citarlo anche su tanti altri passaggi. Per esempio, in tema di aborto, colleghi, ditemi quante volte non c'è consenso informato, anzi, quante volte la donna va e non sa nemmeno tante volte cosa sia l'aborto. Almeno illuminarla, informarla della realtà del fatto sarebbe doveroso, visto che su tante altre situazioni, sicuramente molto meno importanti, si dà il consenso informato. In questa vicenda non lo si dà.
Ancora, la sentenza della Corte costituzionale numero 258 del 1994, che - attenzione - ammetteva la legittimità delle vaccinazioni obbligatorie, prevedeva peraltro che venissero individuati ed effettuati gli accertamenti preventivi atti a garantire l'assenza di rischio per il paziente. Nulla! Queste due leggi che ho citato, consenso informato, legge 210/92 che impone alle aziende sanitarie informazioni sui rischi per il paziente che si sottopone a vaccinazione, la sentenza della Corte costituzionale, che rinforza parzialmente, evidentemente hanno dato stura a dire: "Signori, noi non vogliamo togliere, ci mancherebbe! Vogliano almeno sospendere l'obbligatorietà a fronte di questo, tanto più in un contesto europeo che non mi risulta...", cioè, a me risulta che a tutt'oggi - non so, chiedo di essere smentito dall'assessore competente - nessun Paese in Europa, per venire al caso di specie della mozione del collega Bombarda, prevede l'obbligo vaccinale per la antipatite B per i neonati. L'Italia è la più brava, la più coscienziosa? Io non lo so, ripeto, non sono addetto ai lavori. Volevo annotarlo.
Sospendere l'obbligatorietà e dar vita ad un piano che imponga l'attuazione di queste leggi e di quella sentenza, dare la possibilità del consenso informato, dell'attuazione della legge 210, mi pare un atto dovuto da parte della Provincia di Trento. So che sono stati, purtroppo, anche nel Trentino casi di effetti negativi sulla salute derivanti da vaccinazione obbligatoria. Circa un anno fa - non faccio il nome per correttezza - una mamma di Pejo scriveva una lettera pubblicata da un quotidiano locale il 23 agosto 2007, in cui diceva che il proprio figlio era stato danneggiato dalle vaccinazioni obbligatorie. Danno riconosciuto dallo Stato dopo anni di dura battaglia. Vorrei annotare che so di molte situazioni di danni ricevuti da vaccinazioni obbligatorie che sono ancora in corso di causa per ottenere il riconoscimento da parte dello Stato della derivazione di questo danneggiamento, appunto, non perché sia lento l'esame, ma perché è lenta la procedura. Alcune mi sono permesso, sia pure a distanza, di seguirle.
Io penso che, se non ci fosse obbligatorietà, sarebbe dato più impulso ad un moto che induce ad attuare le leggi che ho ricordato e a realizzare anche su questo punto il consenso informato.
Mi dichiaro favorevole alla mozione.

PRESIDENTE: Grazie. Ha chiesto la parola l'assessore Andreolli: ne ha facoltà.

ANDREOLLI (Assessore alle politiche per la salute): Grazie, Presidente. Questo Consiglio pochi mesi or sono, come peraltro hanno ricordato i consiglieri che mi hanno preceduto, si è occupato del tema dell'obbligatorietà delle vaccinazioni e ha sviluppato un dibattito ampio, nel quale sono state manifestate diverse ed articolate posizioni. La Giunta rispetto al tema in discussione non esprimerà una posizione tesa a votare a favore o a votare contrario, ma cercherà di argomentare le ragioni per le quali ha portato un disegno di legge, legato alla semplificazione e all'abolizione di certificati sanitari, a ritenere che vi potessero essere le condizioni per sospendere l'obbligo vaccinale.
Non v'è dubbio che la malattia e il vaccino di cui oggi parliamo riguarda l'epatite B, malattia infettiva causata dal virus, che rappresenta un importante problema di sanità pubblica e causa danni acuti e cronici potenzialmente gravi. Il punto di riferimento, per quel che riguarda la Giunta, non è il fatto che i vaccini di per sé siano forieri di cause e di danni, c'è una legge 210 che lo riconosce, così come i farmaci, così come gli interventi chirurgici, sono portatori anche di situazioni nelle quali vi possono essere dei risultati e dei fenomeni avversi rispetto a quanto stabilito. Il punto sul quale vogliamo concentrare la nostra attenzione è che i vaccini storicamente, e anche oggi, svolgono una funzione importante, riconosciuta dalla comunità scientifica.
Il punto è: può oggi una comunità che ha un elevato grado di istruzione, che ha un livello di sensibilità culturale diverso rispetto al passato, permettersi di sospendere l'obbligo vaccinale e quindi mettere in rapporto due possibili diritti: l'uno, quello della tutela della sanità pubblica e della collettività, al fine di evitare la trasmissione di importanti virus e infezioni, causa di malattie collettive, e, l'altro, far prevalere e tenere in considerazione che c'è un diritto di libertà e di scelta da parte del cittadino sancito anche dall'articolo 32 della Costituzione? E' possibile legare due diritti che, nel corso degli anni, hanno sempre visto giustamente e correttamente prevalere il diritto alla tutela della salute pubblica in comunità che hanno raggiunto livelli di percentuali di vaccinazione che superano il 95 per cento? Noi ci attestiamo circa al 98 per cento. Questo è il tema. Non si tratta in Consiglio provinciale di pronunciarsi sull'utilità, sulla tossicità, sulla nocività del vaccino in quanto tale, vi è una comunità scientifica, vi sono studi, certo, anche riconoscimenti di possibili effetti negativi, ma la cui utilità comunque è confermata. Dobbiamo dibattere e ragionare se è possibile legare questi aspetti.
Noi come Giunta avevamo presentato un articolo, nell'ambito del disegno di legge che citavamo, in cui cercavamo di tenere assieme questi due principi e prevedevamo la possibilità della sospensione dell'obbligo vaccinale al raggiungimento di determinate percentuali di vaccinazione, perché vi è un orientamento ormai consolidato, anch'esso della comunità scientifica, che tende ad invitare ad un'adesione sempre più responsabile e consapevole alla vaccinazione. Quindi l'elemento sul quale lavorare è questo senso di responsabilità, di maturità. La coercizione, che era precedente all'obbligatorietà, era dovuto ad un contesto sociale in cui vi era scarsa conoscenza dei rischi che si correvano. C'era addirittura la possibilità che venisse tolta la patria potestà. Ci era la possibilità poi via via di non poter iscrivere i propri figli all'asilo o alle scuole. Tutti elementi che sono stati superati perché si è ritenuto che oggi la non vaccinazione non sia un elemento legato all'incuria, al poco senso di responsabilità nei confronti dei figli, ma una scelta consapevole.
E' questo il tema che noi vogliamo sottolineare per sostenere che è possibile nella nostra comunità, perché questa è anche la direzione lungo la quale si muove parte della comunità scientifica. E' certo che continueranno ad esserci dei vaccini. Quest'oggi abbiamo presentato una campagna di vaccinazione nei confronti delle ragazze dell'età di dodici anni contro il papillomavirus, e questa è una vaccinazione raccomandata, quindi potranno aderire le ragazze di questa fascia di età. Non sarà più possibile che un vaccino, ancorché importante, possa essere reso obbligatorio, proprio per effetto di questo livello di maturazione. Il che non significa che non si promuovono campagne vaccinali, perché è indubbio che la vaccinazione porti con sé dei risultati positivi a favore della sanità pubblica.
Quest'Aula nel suo recente dibattito, seppur con una votazione che ha diviso trasversalmente i gruppi politici, con un risultato non eccessivamente sbilanciato a favore di una tesi piuttosto che dell'altra, comunque ha sancito che la sospensione dell'obbligo vaccinale non dovesse esserci. E' un impegno anche da parte di coloro che credono che giunti i tempi siano maturi, affinché questa idea prevalga, cioè quella di un'adesione responsabile e consapevole, non tanto una campagna tout court contro la vaccinazione in sé, che potrebbe diffondere risultati negativi dal punto di vista della sanità pubblica.

PRESIDENTE: Grazie. Ha chiesto di intervenire in sede di replica il consigliere Bombarda: ne ha facoltà.

BOMBARDA (Verdi e Democratici del Trentino): Grazie, Presidente. Alcune repliche agli interventi che ci sono stati. C'è sempre stato uno scambio molto "cavalleresco" con il collega Barbacovi in tutta la legislatura su queste tematiche. Devo peraltro dire che questa è la seconda volta e non sarà sicuramente l'ultima, perché probabilmente tra qualche mese anche altri consiglieri riporteranno il tema in aula.
Alla sua domanda puntuale: "Esistono prove che ci dicono che ci sono rischi?", io faccio un'altra domanda: "Esistono prove che non ci sono rischi?". Ci sono pubblicazioni scientifiche che mettono nero su bianco che non ci sono rischi? No, non ne esiste una al mondo che dica questo. Il collega Barbacovi ricorda come sia, per le motivazioni che ha citato, una vaccinazione fortemente raccomandata. E' vero, in tutti i paesi, però ricordo che, appunto, è fortemente raccomandata, ma non obbligatoria. Allora perché non possiamo farlo anche noi, raccomandarla fortemente, ma renderla non obbligatoria, come diceva l'Assessore, in una società come la nostra, che ha ormai livelli di copertura vaccinale tali da poter consapevolmente superare l'obbligo e rendere comunque disponibile la vaccinazione, informare e quindi attuare il principio del consenso informato, attuare le leggi esistenti pienamente?
Si parla di basso rischio e di alta efficacia. Parlare di basso rischio o di numeri, quando si parla di persone... Se basso rischio vuol dire che poi essercene uno o due su centomila che subiranno effetti collaterali, dico: "Signori, questo è un bambino che ha un nome e un cognome e che per tutta la vita si trascinerà questi effetti collaterali e pagherà sulla sua pelle e ne pagheranno le conseguenze tutta la sua famiglia". Quando parliamo di statistiche pensiamo che sempre, dietro alle statistiche, ci sono le persone.
Ricordo che a zero anni il neonato è un corpicino, che paradossalmente è fortissimo, perché ha capacità di reazioni fortissime, però non può sopportare un accumulo di vaccini, un accumulo di metalli pesanti, eccetera.
Vorrei replicare brevemente anche al collega Zenatti. Non per colpa sua, ma si è perso tutta la storia precedente. Dice che non sarebbe fondata sinteticamente. Per correttezza, anche per deontologia professionale precedente a quello che faccio in quest'aula, ho sottoposto il testo a dei medici specialisti anche in immunologia e in vaccinazioni. Dicono che, come è scritta, è fondata, quindi non è infondata, come afferma lei. Il fatto poi che si voglia arrivare ad un regime sanitario, il regime sanitario lo si ha quando non si dà la possibilità di scelta al cittadino, quando c'è l'obbligo.
Chiudo ringraziando l'Assessore per questa posizione quantomeno non ostativa, di libertà e di scelta da parte del Consiglio. Volevo apprezzare il fatto che quantomeno il papillomavirus non verrà fatto obbligatorio, sarà lasciata facoltà anche su questa vaccinazione.

PRESIDENTE: Grazie. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto la parola il consigliere Pinter: ne ha facoltà. Molto velocemente perché avete superato i tempi.

PINTER (Sinistra Democratica e Riformista del Trentino per l'Ulivo): Grazie, Presidente. Ovviamente non faccio una dichiarazione a nome del gruppo, visto che la rimanente parte del gruppo è di opinione diversa dalla mia, se non altro quello appartenente alla classe medica, ma forse non solo per questo, anche per convinzione.
Io ho maturato un'altra convinzione in questi sedici anni di presenza istituzionale, e non certo una convinzione di tipo scientifico che io possa supportare e documentare. E' una convinzione data dal buonsenso.
Peraltro volevo sottolineare che le cose dette dal consigliere Morandini hanno un fondamento, perché la mia esperienza con la vaccinazione è stata negativa, non posso che non lamentare la mancanza di informazione. Chi vuole optare solo per i trattamenti obbligatori, evitando quelli facoltativi, di fatto si trova di fronte ad una soluzione che lo obbliga al trattamento complessivo, e comunque viene trattato in una maniera non corretta e non informata da questo punto di vista. Devo lamentarmi di quello che è il livello di informazione reso e di quelle che sono le modalità di trattamento.
Mi sembra che l'esempio fatto dal consigliere Barbacovi sia un po' fuori luogo: se troviamo il vaccino anti AIDS, perché non lo facciamo obbligatorio? Certo che lo facciamo obbligatorio, ma qui il problema non è contestare che ci possano essere delle vaccinazioni obbligatorie di massa. Il problema è contestare se, a fronte di un superamento di situazioni epidemiologiche e della diffusione di malattie, occorre rimanere con questa obbligatorietà, diversamente dalla possibilità di copertura del rischio con scelta volontaria da parte delle famiglie. Come ha detto correttamente l'Assessore, e come hanno scelto altri stati che non sono certo più arretrati del nostro, si può benissimo rispettare il diritto di scelta, che è quasi sempre dettato da una preoccupazione e anche dall'esistenza talora di fattori di rischio; il ricorso alla non vaccinazione può essere rispettato rispettando la salute complessiva di tutti, perché, come è stato ricordato, si può ottenere una copertura sostanzialmente adeguata.
E non valgono le considerazioni... Scusate se dico queste cose, ma io l'altra volta non ero in aula quando è stata discussa la proposta di legge, ricordo anche le motivazioni del consigliere Parolari sull'egoismo di chi non si presta a coprire la parte di rischio. Mi sembrano considerazioni fuori luogo. Quello che rimane, il dato di fatto, è che è garantita la copertura del rischio e si può rispettare la libertà di scelta. E comunque, come avevano proposto la Giunta e l'Assessore, si poteva arrivare ad una sospensione dell'obbligo, ferma rimanendo la possibilità che, qualora si determinasse una situazione di nuovo rischio, potesse riprendersi la dimensione dell'obbligatorietà.
Non posso che dichiarare il mio voto a sostegno della mozione del consigliere Bombarda, che mi sembra tutt'altro che una mozione ideologica. E' una mozione che tiene conto - e concludo, Presidente - delle preoccupazioni di molte famiglie. D'altronde per smontare queste preoccupazioni ci vorrebbe una maggiore capacità di informazione e di documentazione scientifico-medica. In ogni caso quella forma della libertà rispetto alla vaccinazione obbligatoria, e con la sospensione di questo obbligo, era una modalità assolutamente corretta verso cui il Trentino, come altre regioni, come quasi tutti gli stati d'Europa, poteva optare, piuttosto che rimarcare con forza una scelta che ha avuto un significato preciso in un momento, ma non necessariamente lo mantiene nel corso dei tempi.
Ribadisco il mio sostegno alla mozione del consigliere Bombarda.

PRESIDENTE: Grazie. Ha chiesto la parola il consigliere Parolari: ne ha facoltà. Consigliere, può intervenire se in dissenso rispetto all'intervento del consigliere Pinter. Prego.

PAROLARI (Sinistra Democratica e Riformista del Trentino per l'Ulivo): All'interno del nostro gruppo c'è consenso e dissenso. Comunque, rispetto a quanto detto dal collega Pinter, sono in dissenso, per una semplice ragione. Credo che l'efficacia della vaccinazione ci sia nel momento in cui la consideriamo un atto collettivo. Non è un atto individuale. Io credo che negli atti collettivi la scelta debba essere collettiva e non individuale.
Ritengo che una libertà di scelta oggi ci sia. Se qualcuno non vuol far vaccinare i propri figli, nessuno lo obbliga. Deve solamente rifondere in parte, con una sanzione economica, il rischio a quale non sottopone il proprio figlio. Il fatto stesso che la vaccinazione abbia efficacia è perché tutti assumiamo - per noi e per i nostri figli - un pezzettino di rischio. Nel momento in cui pretendiamo che i nostri figli non siano sottoposti a nessun rischio, allora bisogna che qualcosa alla comunità quelle famiglie diano. In questo caso si chiede una piccola sanzione economica. Io credo sia la situazione migliore. Non c'è nessun obbligo, la famiglia non vuol far vaccinare il proprio figlio non lo fa vaccinare, ma qualcosa deve dare a tutte quelle famiglie che, facendo vaccinare i propri figli, e con quella vaccinazione sottopongono i propri figli a rischio, a favore anche di tutti coloro che non vogliono far vaccinare i propri figli... La generosità di tanti va a favore anche di pochi che non vogliono far vaccinare i propri figli, ma comunque costoro devono in qualche modo ridare alla società qualcosa, non possono avere i benefici senza alcun rischio.

PRESIDENTE: Grazie. Ha chiesto la parola il consigliere Viola: ne ha facoltà.

VIOLA (Forza Italia): Grazie, Presidente. In effetti è pur vero che l'Aula è sovrana e può riconsiderare posizioni già in parte assunte nell'arco della legislatura, peraltro cinque anni sono lunghi. Devo anche, però, ricordare che pochi mesi fa abbiamo discusso a lungo, e non soltanto sulla vaccinazione antiepatite B, ma in generale sull'obbligo vaccinale per i nostri neonati. Fu una discussione molto importante, anche perché è vero che per alcuni aspetti sicurezze assolute non ce ne sono. A parte che devo dire che sicurezza assoluta rispetto alla tematica di cui trattiamo, sfido chiunque a portarla. Qua dovremmo sempre avere un principio fondamentale di riferimento, che è il principio di precauzione. Di sicuro l'obbligo vaccinale va in un verso che è questo, che è un principio di precauzione. Chiaramente ci sono anche delle situazioni che possono portare a delle conseguenze negative, come è stato specificato nella premessa alla proposta di mozione, però è anche vero che già allora, se ricordo bene, si erano previste nella legge con la quale si proponeva di togliere l'obbligo vaccinale tutta una serie di misure, adesso non ricordo più come si chiamano, all'interno delle nostre strutture ospedaliere, perché certe vaccinazioni potessero avere un accompagnamento in strutture specializzate, proprio per prevenire tutti gli effetti collaterali di cui si parla nella premessa alla mozione.
Già allora ci eravamo espressi in modo contrario al togliere l'obbligo vaccinale. Ora siamo dello stesso avviso, anche perché tre mesi non sono dieci anni, cioè, non è che la situazione sia improvvisamente mutata in modo eclatante. Soprattutto ricordo che in commissione a suo tempo, se non ricordo male, il dottor Betta aveva detto che all'interno delle strutture ospedaliere c'era tutta una serie di procedure per cercare di prevenire questi effetti collaterali e per accompagnare i soggetti che potessero avere delle controindicazioni dalla vaccinazione. Oltre al fatto che è vero che sono d'obbligo, ma l'obbligo prevede solo una sanzione, non è che si incorra in chissà cosa se per caso l'obbligo viene infranto.
E' vero che si fa sempre riferimento ai casi dell'America, ad altre situazioni in cui l'obbligo non c'è, ma è anche vero, restando sempre all'esempio degli Stati Uniti, l'obbligo vaccinale non c'è, ma poi per riscriversi a scuola se uno non ha fatto le vaccinazioni non può iscriversi. Per cui formalmente c'è libertà, sostanzialmente c'è la richiesta dell'obbligo vaccinale.
Per tutte queste considerazioni, non posso che confermare il voto di allora, un voto contrario alla mozione, che sta nelle ragioni che ho posto. Concordo con quanto affermato poc'anzi dai colleghi Parolari e Barbacovi, non soltanto sotto il profilo, come dire?, di espressione politica e istituzionale, ma anche per l'autorevole esperienza che portano in quest'aula viste le loro professioni di origine.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il consigliere Bertolini: ne ha facoltà. Un minuto, prego.

BERTOLINI (Gruppo misto): Grazie, Presidente. Per esprimere un voto contrario alla mozione, in linea con quanto avevo già sostenuto in occasione della precedente discussione, quando il Consiglio si è soffermato sulla questione della vaccinazione. Sono convinto che, se oggi possiamo dire che molte malattie sono state debellate e non toccano più la popolazione italiana, è senz'altro grazie alle campagne di vaccinazione portate avanti in questi anni. Vedrei un po' rischioso andare a sospendere una vaccinazione che comunque dimostra di non avere dei grossi rischi anche per gli effetti collaterali. Un invito per l'azienda sanitaria potrebbe essere quello di lavorare molto sul fatto di rendere un'informazione più adeguata prima di procedere alle vaccinazioni, perché chiaramente le deroghe e le eccezioni si possono altro prevedere in casi motivati, in casi singoli, però per fare ciò è importante che le famiglie vengano prima informate dettagliatamente e accuratamente sugli effetti positivi e negativi derivanti dalla vaccinazione.
Inviterei non tanto a sospendere l'obbligo della vaccinazione, ma piuttosto a lavorare sull'aspetto informativo a favore delle famiglie.

PRESIDENTE: Grazie. Non ci sono altri interventi. Dichiarazioni di voto? Sull'ordine dei lavori ha chiesto di intervenire il consigliere Bombarda: ne ha facoltà.

BOMBARDA (Verdi e Democratici del Trentino): Grazie. Solo per ricordare che quando discutemmo l'altra volta il tema l'Aula votò un ordine del giorno che quantomeno impegnava l'Assessorato alla sanità a monitorare l'attuazione della legge 210, quindi l'attuazione di tutte le fasi di informazione, perché le fasi di informazione, come hanno ricordato molti consiglieri, anche quelli che hanno dichiarato voto contrario alla mozione, su questo tema comunque concordano. Solo per ricordare che, a prescindere dal risultato del voto della mozione, l'Assessorato e l'Azienda sanitaria continuano a monitorare affinché i medici facciano l'azione informativa, che peraltro è prescritta dalle leggi.

PRESIDENTE: Grazie. Passiamo alla votazione della proposta di mozione n. 610. Favorevoli? Contrari? Astenuti? E' respinta a maggioranza, con 6 voti favorevoli e 2 astensioni.

Lettera aperta al Consigliere Parolari....

Egregio dott. Parolari,
dopo la sua risposta a Michele ed il voto di giovedì scorso in Consiglio provinciale, ci sentiamo in dovere di intervenire perchè purtroppo a pagare di questa decisione saranno migliaia di bambini trentini e le loro famiglie.
Non ne avremmo proprio voglia, nella vita ci occupiamo di tante altre questioni ma dobbiamo avere pazienza e speranza cristiana.
Se per ottenere l'obiezione di coscienza al militare ci sono voluti in Italia più di vent'anni, si vede che per la libertà vaccinale ce ne vogliono molti di più ( Ormai sono 42 anni che c'è l'obbligo, in Inghilterra sono libere dal 1907...)
Secondo la legge un trattamento sanitario, per diventare obbligatorio, deve essere indispensabile, insostituibile, non sperimentale, deve rispettare la persona umana, non deve essere discriminante.
( 1997 dr. Turri, Tribunale dei Minori di Trento)
La vaccinazione obbligatoria antiepatite B ( e anche le altre 3 obbligatorie) non possiede questi requisiti. Spieghiamo il perchè.
Non è indispensabile
L'epatite B, è stata introdotta a causa di una tangente presa dall'ex ministro de Lorenzo, quando la malattia era già crollata nel 1990 ( ved. i dati di Seieva Collaborating Group, Sistema Epidemiologico Integrato dell'epatite Virale Acuta Istituto Superiore di Sanità)
Nel 1990, un anno prima dell'obbligo, l'incidenza della malattia nella fascia 0-14 anni era crollata del 90% dal 1985: praticamente scomparsa
Tutte le malattie infettive importanti comunque sono scomparse o diventate innocue prima dell'introduzione della vaccinazione di massa o addirittura senza alcun vaccino ( come la peste).
Non è insostituibile
Con il miglioramento dell'igiene personale, dell'igiene ospedaliera, delle siringhe monouso ecc, l'epatite B è diminuita o addirittura scomparsa.
Le epidemie riemergeranno sempre in mancanza di questi requisiti e quindi non sono le vaccinazioni a fare la differenza ma gli squilibri economici, ambientali ecc.
La vaccinazione antiepatite B non rispetta la persona umana.
Secondo il bugiardino stesso, Med Line, autorevoli riviste scientifiche e centinaia di studi, l'antiepatite B può avere gravissimi effetti collaterali.Non corrisponde quindi a verità affermare che è un vaccino privo di effetti collaterali, qundo invece può scatenare malattie gravi o gravissime, come lei che è medico ben sa ( e non ci dica che encefalite, mielite acuta, neurite ottica, sindrome di Guillain-Barrè, riduzione dell'udito,diabete mellito di tipo I, lichen planus, lupus eritematoso sistemico, poliartrite nodosa, artrite reattiva ecc ecc non sono reazioni importanti)
Anzi affermando che è un vaccino sicuro, non ci sarà mai farmacovigilanza attiva e non passiva, i genitori non saranno nemmeno preparati e non sapranno mai che magari la patologia del figlio era dovuta a quel vaccino.
La vaccinazione è sperimentale.
Tutti i vaccini essendo farmaci a tutti gli effetti doverebbero essere sottoposti a 4 criteri di sicurezza tra cui studi longitudinali in doppio cieco con gruppi di controllo.
Questi studi purtroppo non vengono effettuati, se non in rarissimi casi: Ci piacerebbe sapere da lei ad esempio se i bambini trentini non vaccinati hanno malattie importanti come asma, diabete, epilessia, cancro, oppure se sono più sani rispetto ai vaccinati.
Quali indagini di confronto ci sono state in provincia di Trento?
Dal 1966 ad oggi sono stati ritirati dal mercato molti vaccini ( dopo averli inoculati obbligatoriamente è questo lo scandalo), risultati nocivi; l'ultimo, in ordine di tempo, è l'esavalente ritirato nel sett. 2005 ( messo in commercio appena 5 o 6 anni prima).
La vaccinazione è stata discriminante.
Fino al 1995 e oltre tutti i bambini non vaccinati non venivano ammessi a scuola; Adesso basta una sanzione pecuniaria che comunque è discriminante perchè bisogna pagare per tutelare il diritto alla salute.Non sappiamo in quale stato del mondo sia possibile una cosa del genere.
Se noi come dice lei evitiamo il rischio individuale , automaticamente evitiamo il rischio anche alla collettività perchè i nostri figli fanno parte della collettività: se li manteniamo sani, tutta la società ne avrà beneficio.
Sulla base di queste considerazioni, senza demonizzare alcun vaccino per chi lo ritiene un intervento giusto per difendere la salute, chiederemo sempre l'abrogazione dell'obbligo a tale trattamento sanitario.
Per noi la politica è ancora servizio alla comunità: speriamo che il prossimo 26 ottobre molti trentini sceglieranno i candidati con questi presupposti.
Almeno forse i nostri figli da adulti potranno decidere liberamente ed il dissenso non sarà multato ma accolto.
Un saluto
Patrizia Filippi e Aurelio Furlotti
"Vaccinare Informati" del Trentino

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